3 Agricoltura e alimentazione
3.3 Situazione globale
Cecilia si è chiusa in camera. Sul letto legge una lettera di Saranya,
la sua amica indiana. Cecilia ha già fatto due viaggi in India. La
cultura di questo paese l'affascina, ma è rimasta anche sconvolta
dalla povertà e dalla fame che vi ha trovato. Stefano le ha parlato
del «riso d'oro», un riso che dovrebbe contribuire a combattere
la carenza di vitamina A nei paesi in via di sviluppo. Cecilia è
pensierosa. Questo riso biotecnologico potrebbe presentare effetti
positivi? Provo a chiedere a Saranya cosa ne pensa. Suo zio è
contadino. E Cecilia comincia a scrivere alla sua amica.
Le piante transgeniche vengono coltivate a fini commerciali
dal 1996. Da allora l'ingegneria genetica verde ha registrato
uno sviluppo vertiginoso in tutto il mondo. Nel 2006, in
22 paesi si sono coltivate delle varietà geneticamente modificate
su una superficie di 102 milioni di ettari. Ciò corrisponde
alla superficie di Germania, Francia e Italia messe insieme. I
principali paesi coltivatori sono gli USA, l'Argentina, il Brasile, il
Canada, l'India e la Cina. Le piante ingegnerizzate della prima
generazione si concentrano essenzialmente su quattro specie:
soia, mais, cotone e colza - e si contraddistinguono per le loro
migliori proprietà di coltivazione. Nella soia, la quota di piante
transgeniche è attualmente del 64 % del raccolto mondiale, nel
cotone del 38 %. Oltre dieci milioni di contadini soprattutto dei
paesi in via di sviluppo coltivavano nel 2006 delle piante transgeniche.
In Europa le superfici sono più modeste. In Svizzera
non si sono finora ancora coltivate piante transgeniche a scopo
commerciale.

Contributo alla sicurezza alimentare mondiale
Oltre 850 milioni di persone al mondo soffrono la fame e sono
denutriti. Ciò significa una persona su otto. Secondo le stime
dell'ONU, la popolazione mondiale salirà entro il 2025 a
nove miliardi. Al contempo, in molte regioni le superfici agricole
si riducono progressivamente a causa dell'erosione, della
salinizzazione o l'urbanizzazione. Per garantire a lungo termine
all'umanità quantità sufficienti di derrate alimentari, oltre
alla ridistribuzione dei beni sarà necessario incrementare la
resa delle superfici agricole esistenti. Un'altra sfida sarà quella
di sviluppare delle piante che possano crescere nonostante il
forte caldo, la siccità o l'elevata salinità del suolo. Per combattere
la malnutrizione, bisognerà inoltre selezionare delle piante
con migliori proprietà nutritive. L'ingegneria genetica da sola
non potrà certo risolvere il problema della fame nel mondo. Si
dovrà intervenire anche a livello sociale, politico, economico
e formativo, in particolare per le donne. La coltivazione mediante
tecniche di ingegneria genetica può però offrire un
contributo alla realizzazione dei suddetti tre obiettivi.
Cotone resistente agli insetti
Le piante di cotone forniscono la metà della materia prima per
l'industria tessile mondiale. Il principale parassita di questa
pianta è il punteruolo del cotone, contro il quale si cospargono
grosse quantità di insetticida. Come per il mais (vedi
pagine seguenti), si sono selezionate delle varietà di cotone
transgeniche che sviluppano nelle loro cellule la proteina Bt.
Questa proteina protegge le piante da insetti voraci (come il
punteruolo o verme del cotone). In diversi studi si sono analizzate
le esperienze raccolte dai contadini con il cotone Bt,
in particolare in Cina e India. I risultati indiani dal 2001 al
2006 indicano che per gli agricoltori tali varietà presentano
notevoli vantaggi rispetto a quelle tradizionali. Nel cotone Bt si
è potuto ridurre del 70 % l'impiego di fitofarmaci chimici. Ciò
ha ridotto sia l'impatto ambientale che il rischio sanitario per
i produttori in contatto con le sostanze chimiche degli insetticidi.
Al contempo, la resa è aumentata in media di quasi la metà.
L'utile netto per gli agricoltori aumentava in media di due terzi.
Queste cifre variano però a seconda del paese, della regione
e stagione di coltivazione.
«Riso d'oro»»
Un esempio di come l'ingegneria genetica verde può contribuire
a combattere la malnutrizione nei paesi in via di sviluppo è
il riso alla provitamina A. Il riso viene di solito sbiancato prima
di essere consumato, perché senza il suo involucro non irrancidisce
e si conserva meglio. Il riso sbiancato non contiene
però provitamina A (betacarotene). Per questo le popolazioni
che si nutrono quasi esclusivamente di riso presentano spesso
carenze di vitamina A. Nei bambini ciò provoca una maggiore
predisposizione alle infezioni nonché disturbi della vista
e cecità. Ne sono colpiti milioni di persone al mondo. I ricercatori
del Politecnico di Zurigo e dell'Università di Friburgo in
Brisgovia sono riusciti, attraverso il trasferimento di tre geni da
un batterio e dal narciso trombone (Narcissus pesudonarcissus),
a sviluppare una varietà di riso che produce nel chicco la
provitamina A. Ciò conferisce al chicco una colorazione gialla,
da cui deriva il nome «riso d'oro». Il riso alla provitamina A
rientra in un'iniziativa umanitaria e sarà messo a disposizione
gratuitamente dei piccoli contadini dei paesi in via di sviluppo.
Le aziende interessate hanno ampiamente rinunciato ai loro
diritti di brevetto. A causa del lungo iter richiesto per l'autorizzazione,
passerà ancora tempo prima che i contadini possano
coltivare il «riso d'oro» e quindi migliorare l'approvvigionamento
della popolazione locale con vitamina A.
Link utili
© 2009
, casella postale, 3000 Berna 14 - Tel.: +41 31 356 73 84, Fax +41 31 356 73 01
Ultima modifica: 2009-05-25 12:25:22